venerdì, 08 agosto 2008

Carlo Colombo - Sfonderai (2002)

Un debutto che è più di un debutto: il primo Lavoro di Carlo Colombo sembra quasi essere invece che l’inizio, almeno il passo successivo della sua discografia, tanto appare maturo e costruito secondo una concezione sperimentata.

Tutte le caratteristiche che si riaffacceranno in Playboy,il vero secondo disco, sono qui già ben presenti  ed è chiaro che la differenza fondamentale consiste soprattutto nella transizione che ha portato Carlo dal lavoro in questione, frutto di una collaborazione in trio, a esprimersi in un quintetto.

Uno sviluppo di possibilità creative che è appunto già cominciato con Sfoderai, che si qualifica in più punti anche per un andamento complessivamente più vicino a certo jazz, soprattutto per la costruzione delle melodie, e un approccio diverso alla forma canzone,vista nell’ottica di flash calcolati, più che di mattoni di un unico edificio.

Per certi versi Sfonderai è più complicato, e lo scorrere della tracklist  è meno agevole rispetto a Playboy,che in questo sarà davvero superiore per comunicatività e doti empatiche.

A prescindere dal suo valore specifico, però, sicuramente sopra la media, visto a posteriori Sfonderai diventa il metro di paragone per misurare il miglioramento che a portato Carlo Colombo a sfruttare la sua capacità di fare ironia intelligente tramite un linguaggio musicale privo di intellettualismi velleitari.

Scusate se è poco.

                                                             A.G.

 

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categoria:swing, jazz, colombo
giovedì, 07 agosto 2008

Bobby Soul e Les Gastones – 73%Phunk (2008 - In Musica/Cramps)

Chi conosce Alberto “Bobby Soul”De Benedetti, sa bene che da un suo cd bisogna aspettarsi solo l’inaspettato.

Il nuovo doppio album, appena uscito su In Musica per Cramps Records, rispetta pienamente la regola,  ed è quindi quasi lineare osservare il connubio continuo fra tutte le molteplici componenti della musica di Bobby (praticamente tutto lo scibile della musica nera, dal funky, al blues, al soul, senza scordare elettronica e punk) comporsi e ricomporsi continuamente sotto forme sempre nuove.

I ritmi accattivanti e le sonorità calde, a volte ovattate,altre più brillanti, rimandano a contesti tipicamente Seventies, ma questa non è una novità; il punto che deve rimanervi impresso è che Phunk 73% è confezionato a dovere: il suo compito è trasmettervi carica, grinta, sudore, sesso e pensieri, e lo fa esattamente come può farlo la canottiera scollata della cameriera colombiana che vi sta portando un mojito, complice anche l’affiatamento evidente con i conterranei genovesi Les Gastones, la band che accompagna Bobby (anche e soprattutto nelle occasioni live).

L’alternanza di incroci sonori accennata più sopra, è poi vitale per mantenere vivace un album che, corposamente stampato su 2 cd,offre parecchio materiale, in parte ripreso dal precedente lavoro Draghi Rossi e Buchi Neri; una sfida, quella di offrire così tanto, vinta grazie alla capacità di dribblare la noia senza voler stupire a tutti i costi, ma semplicemente con l’unione di personalità e mestiere abbondantemente collaudato.

Un consiglio a tutto l’underground italiano: per imparare cos’è il ritmo, non trascinatevi nel primo club hip hop che trovate il venerdì sera, andate a Genova e imparate da un maestro.

                                                                        A.G

                                                                                    

 

 

 

 

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categoria:funk, bobby soul, les gastones
mercoledì, 30 luglio 2008

Carlo Colombo – Playboy (2006 - Drycastle )

 

Troppo spesso, davvero troppo spesso, si parla andando avanti per stereotipi e ragionando di musica la cosa succede con una frequenza che è a dir poco sospetta.

Proprio per questo, è bene subito dirvi apertamente che valutare il fatto che Carlo Colombo scriva/suoni/canti una fluida miscela jazz swing ispirata a Conte e Carosone (tanto per citare due palesi influenze), è per certo operazione di minor conto rispetto alla necessità di dichiarare che difficilmente, in un ambito dove tutti si prendono maledettamente sul serio, esistono altre  realtà altrettanto ironiche e puramente intelligenti.

Intendiamoci: non mancano in giro gli scrittori di testi arguti o i musicisti preparati; il quid in più aggiunto da Colombo è però il buon gusto, la predilezione per le sfumature e soprattutto un brio latente anche nelle composizioni all’apparenza più malinconiche. Un alternarsi di stati d’animo che corrisponde nel suo girare su se stesso alle situazioni della vita vissuta, quelle suggerite dai brani, ma soprattutto quelle accennate fra le righe, dove il non detto viene visualizzato dalla musica e appare ancora più evidente in mezzo alle battute e alle citazioni.

Consci di queste qualità, l’aver scelto di inserirsi in un filone filologicamente identificabile non significa più necessariamente diventare epigoni di una scena, tutt’altro: la reinterpretazione di un classico come “Nel Blu dipinto di blu” svela tutto il tributo che un musicista eclettico e consapevole come Colombo può dare agli anni 50 senza per questo risultare di maniera o “d’antan”.

Da segnalare, infine, Maurizio Bozzi al contrabbasso,autore di una prova davvero sugli scudi.

Playboy, in definitiva, e al contrario di quel che racconta il suo testo, è tutto meno che demodé, anzi: ha tutte le chances di conquistarvi al primo ascolto.

                                                                      A.G.

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categoria:swing, jazz, colombo, playboy
venerdì, 25 luglio 2008

Freak   n°3 - Roberto "Skiantos" Antoni e Stefano Ianne (pubblicazione bimenstrale - Edizioni SIE)

Il Male vince. Forse.

Certo è, che se solo un numero fa Iene brancolava nel buio, ora sono calate le tenebre. Molte ombre e troppi manichini si aggirano in uno scenario di dopodomani rubato a P.K.Dick, e non certo per caso. Niente è come sembra, i sorrisi dei buoni e i sogghigni dei cattivi sono maschere che nascondono, ormai non si può evitare di accorgersene, altre maschere.

Freak è vivo, ma demotivato, stanco; la sua tentazione è la nostra: ha senso, in un mondo di compromessi, rimanere puri? Vendersi è dura, ma la coscienza si può tacitare, non è poi così complicato, e d’altra parte, oggi è possibile trovare qualcuno che possa scagliare la prima pietra? Ce l’abbiamo tutti la polvere sotto al tappeto.

Eppure qualcuno…

Insomma, l’avrete capito, la storia prosegue a velocità massima e nella sua discesa senza freni, ma le cui conseguenze non chiedetemi di stabilire (impossibile!) incrocia, mastica e risputa tutto il grottesco e l’immaginifico degli ultimi decenni: narrativi, cinematografici, fumettistici : omaggi a Frank Miller dentro omaggi a Kubrick sullo sfondo di Matrix, apparentemente funzionali alla trama,altrettanto apertamente una serie di diapositive che richiamano, con materiale più recente, la lezione della Pop Art.

Gli affezionati al principio di non contraddizione troveranno di che lavorare molto più che sulla settimana enigmistica,mentre  tutti gli altri potranno carburare le citazioni lovecraftiane allungando le mani su questo terzo volume che è, fin’ora, il più bello e il più impegnativo,sotto più punti di vista: complotti accennati potrebbero svelarsi, vecchi protagonisti scompaiono, forse solo per ricomparire in vesti inattese.

 L’idea che per l’ennesima volta il disegnatore cambierà dovrebbe essere un’abitudine, ma invito tutti a non cadere nella trappola di vedere come normale un esperimento i cui risultati sono imprevedibilmente gustosi.

Ora forse vi domanderete se vi convenga perdere un’altra manciata di neuroni in questo modo, e beh, la risposta è chiara: certo.

Anche se pronunciando ad alta voce il nome degli Antichi, oppure ponendovi un dubbio di troppo su quello che vi raccontano, potreste aprire porte impossibili da richiudere. Sarà divertente.

 Non utilizzare sotto i dodici anni, e comunque solo dietro prescrizione medica.

                                                                                                                     A.G.

 Puoi trovarlo qui:

 http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&item=290244362879&ssPageName=ADME:X:RTQ:IT:1123#ebayphotohosting

 

 

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categoria:ianne, freak antoni skiantos sie edizio, stefano ianne
venerdì, 30 maggio 2008

ANIA - Nuda (2008 - L'n'R- Universal)

Nuda, come la verità che racconta, NUDA come la paura di viverla fino nel profondo

"…Pensami come fossi luce
In mezzo a questo viale
Così pieno di sole…."

Sarà che son cambiate tante cose dal quel  lontano 2006 in cui Ania esordiva come voce, stracolma di talento, con il suo primo album da solista.
Ed ora che gira nello stereo il suo secondo lavoro, la stessa ragazza, autrice di  "Alibi" brano pensato e cantato da Mina,  prova a mettere a nudo la propria essenza, la sua energia.
Ascoltando così "NUDA",  l'album in uscita dal 30 maggio, quel provare e riprovare il vibrato di una voce che fende armonie ora dolci ora intense, si  fa  aria che accompagna, accordandole,  le vibrazioni di un  respiro capace di viversi sempre più profondo.  Tutto ciò  senza dimenticare di esser  luce,   lungo un viale fatto di note e parole  e che diventano  via via ebbrezza in un disequilibrio emozionale  volutamente rock.
"Nuda"  è prodotto ed arrangiato da Luca Rustici per l'etichetta "L'n'R Production"  ed è stato realizzato fra Napoli e Milano, con l'intento di circoscrivere  lo spazio reale in cui Ania si riscopre a vivere quotidianamente  e dal quale, con talento sa attingere le emozioni. Emozioni  che descrivono la sua musica, la sua esigenza di raccontare e di raccontarsi senza timore, ogni volta mettendosi a nudo perché come Ania stessa ci racconta.
  
"...Nuda è musica, la bellezza, la notte,come l'origine pura di ogni cosa.
Nuda è la libertà di ognuno, come la terra di nessuno, la terra nuda.
Nuda è la speranza e, nella vita, la lotta, a occhi nudi, a cuore nudo.
Nuda è la vergogna, la fame,  la sete, la paura, come nudo è l'amore a pelle. A pelle nuda.
Nuda è la resa, la difesa, la forza. Come nuda è una verità che non può tradire."

E questo album di ben 14 tracce volutamente è nudo come la musica, come la  verità che racconta, la paura di respirarlo fino in fondo. Il fondo sul quale si può toccare con mano la forza che solo una musica rock come quella di NUDA può regalare.

                                                                G.P.

Puoi trovarlo qui:
http://cgi.ebay.it/Aniadal30maggioNUDACD_W0QQitemZ290232308422QQihZ019QQcategoryZ1565QQtcZphotoQQcmdZViewItem

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categoria:nuda, ania, luca rustici
venerdì, 16 maggio 2008

Testament – The Formation of damnation (2008 – Nuclear Blast)

 

Dopo il comeback – clamoroso - dei Death Angel, il 2008 si conferma anno di ritorni col botto (e non è un caso che stiamo qui a parlare di thrash band).

Come già avvenne quasi dieci anni or sono col pluridecorato “The Gathering”, il nuovo disco dei Testament è un album lungamente, troppo lungamente, atteso.  In questi casi il rischio di una delusione  è sempre dietro l’angolo, perché ciascuno s’immagina un disco a immagine e somiglianza dei proprio desideri, e poi -  è capitato fin troppe volte – queste aspettative vengono deluse.

Beh, stavolta il genio della lampada ha accontentato proprio tutti, e nonostante “The formation of damnation” fosse disponibile in streaming sul myspace del gruppo già da tempo, il ritrovarsi in mano la copia del disco e inserirla nello stereo è stato per molti fan la realizzazione di tutte le loro speranze. Anzi, di più.

TFOD è un lavoro inattaccabile: potente, tecnico, e inequivocabilmente Testament: ogni canzone, ogni nota sono marchiate a fuoco dal monicker  della band di Frisco, con chiarissimi rimandi al periodo d’oro del gruppo, soprattutto sotto l’aspetto vocale, con un Chuck in grande spolvero  e che sembra avere almeno in parte accantonato certe asprezze degli anni passati. Riff su riff si susseguono trascinanti e bastardi, penalizzati purtroppo - questo occorre dirlo - da una produzione che, pur formalmente perfetta, è forse un po’ troppo patinata per un album thrash e che è non da oggi caratteristica di molte uscite Nuclear Blast.

Sinceramente però, questo è l’unico appunto che è possibile fare ai Testament del 2008, un gruppo di maestri che certo non necessita di dimostrare alcunché, sciorinando classe ad ogni brano.

Uscita cardine dell’anno, e forse non solo di questo.

 

                                                                                                   A.G.

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categoria:testament, thrash, chuck billy
martedì, 06 maggio 2008

Gnu Quartet - Gnu Quartet- ( 2008 - Autoproduzione)

Un flauto, un violino, una viola ed un violoncello, nove pillole musicali per nove artisti spaziando per genere ed arrangiamento. E, poi, la passione per la musica d'autore, per la ricerca e la valorizzazione di ciò che sarà perchè resterà sempre bello, una città operosa come quella di Genova. Ed ancora un cd auto prodotto, con folle discernimento per un mercato che ama nascondere ciò che di interessante esiste, a prescindere, coltivando in sè il bisogno di continuare a celarlo. Il tutto condito da abbondanti live, su e giù per l'Italia propagandando dell'ottimo autentico sound di buona annata.

E' decisamente questa la miglior ricetta, alquanto fresca, ottima per ogni stagione musicale e che si fregia del nome "GNU QUARTET". Un gruppo dell'area emergente genovese nato grazie al talento tenuto a battesimo dalla PFM che li volle ospiti nel concerto "Buon compleanno Faber ".

Una occasione assai ghiotta, tenutasi nel corso del 2006.
 
Da allora, i GNU non si sono più fermati, alternando la tourneè di Simone Cristicchi e le infinite date live nei locali di tutta Italia, con partecipazioni e collaborazioni con artisti importanti: da Dolcenera a Giorgio Conte passando per Niccolò Fabi, L'Aura, Petra Magoni, Ferruccio Spinetti, Meg, Morgan, Carlo Fava.
 
Il tutto in un tripudio/ovazione sia in termini di ricontro artistico che di gradimento nei riguardi del pubblico. Un nuovo modo di concepirsi che è diventato radice del loro primo, omonimo, folle, disco. Folle perchè immaginato, suonato e stampato in tempi di forte disagio per il mercato discografico.
Una esperienza anch'essa assai ghiotta e che, nel corso dell'anno 2007, ha coinvolto il gruppo genovese, nella realizzazione di un progetto legato alla "diversità", dal titolo "il diverso sei tu" presentato per la prima volta, il 10 novembre 2007, alla FNAC di Genova.
                                                           G.P.
                                                                                                   

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giovedì, 24 aprile 2008

Stefano Ianne - Elephant - (2008-AMW/Sconfinarte)

Un disco strumentale o quasi in cui  le emozioni giocano un ruolo necessario. La dimostrazione di un teorema che trova luogo, per la prima volta, con "Variabili Armoniche", il primo lavoro di Stefano Ianne ben accolto dalla critica musicale.

Dal 2006 al 2008 l'esperienza artistica di Ianne è poi proseguita e si è evoluta fino a trovare, oggi, il punto di inizio di una carriera che ha tutte le potenzialità per arrivare dritta al cuore di un genere musicale che aspetta soltanto di essere conosciuto dal grande pubblico.

Ed è sull'esigenza di stabilire un contatto di ascolto esteso che nel 2008 ha trovato luogo il secondo lavoro del compositore ravennate.

Un progetto multimediale arricchito da un video racconto che integra e completa le atmosfere evocate, ricercate attraverso la composizione, prima e la pubblica rappresentazione a seguire, nel 2007, al Teatro dal Verme di Milano ad opera dell'orchestra de "I pomeriggi musicali" e, nel corso del mese di aprile 2008, al Teatro Alighieri di Ravenna durante una serata che è diventata occasione di conferma, se mai ce ne fosse stata la necessità ed al tempo stesso spunto per la registrazione del terzo album dell'artista.  Album registrato anch'esso live e di prossima pubblicazione tanto da poter essere considerato  unico oltre che il frutto di una collaborazione straordinaria, quella di Antonella Ruggiero che, durante la serata ha dato voce al brano inedito "Mondovisioni". 

G.P.

Puoi trovarlo qui: http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&item=290225519919

venerdì, 22 febbraio 2008

BAUSTELLE – Amen  (Warner 2007)

Sul nuovo lavoro dei Baustelle già circolano una miriade di recensioni entusiaste ed impegnate. Alcune hanno i toni più smorzati, ma sostanzialmente tutti si guardano in faccia, annuiscono, e scrivono: un bel disco, sì.

A me piace fare il bastian contrario, ma in questo caso debbo dire “mi piacerebbe”, perché devo aggregarmi  una volta tanto ai conciliaboli di cui sopra.

E’ successo che Amen (il disco in questione) sia finito nel mio stereo, nel mio lettore mp3 e nella mia autoradio e che probabilmente ci rimanga. E questo perché, tanto per dire subito come stanno le cose, le canzoni che il laser s’è premurato di incidere sul cd, son belle, fatte bene e arrangiate alla stragrande: bei testi (lascio agli altri il piacere di tediarvi con le citazioni di Cicerone e a Google il compito di indicarvi – ignoranti - chi era Piero Ciampi), ma soprattutto bellissime melodie.

Lasciando perdere un singolo (Charlie fa surf) che conferma sempre più che odiare un quindicenne non è reato,  salvo essere una canzone fatta come si deve, ci troviamo per le mani pezzi pregiati come Baudelaire, per me in assoluto la canzone più riuscita di tutto l’album oppure  Colombo, talmente perfetta che il telefilm non riuscirò più a guardarlo con gli stessi occhi, a causa di un ritornello da antologia.

Ironia a palate, certo, ma anche la voce di Rachele Bastreghi che apre le vene e molto molto giocare sul filo di una sensibilità vicina alla scelta etica.

Quelli cui i Baustelle non piacciono ovviamente troveranno confermati certi difetti di una band alla quale solo una certa prolissità, reale, può essere imputata. Ma io non starò a sentire i loro discorsi, primo perché li ho depennati dalla lista degli amici, e poi perché probabilmente risentirò Amen.

                                                                                                     A.G.

Puoi trovarlo qui:

http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&rd=1&item=350021268899&ssPageName=STRK:MESE:IT

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categoria:amen, baustelle
martedì, 29 gennaio 2008

Federico Traversa e Tonino Carotone  - Il maestro dell’ora brava – (2006 – Chinaski Edizioni)

Si può dire che un libro ti piace se, rileggendolo, scopri fra le pagine qualcosa di nuovo, un di più nascosto fra le righe che getta una luce ulteriore su un qualche aspetto non evidente di per sé.

Che diavolo, temo che "Il Maestro dell’ora brava" dovrò rileggermelo altre sei volte, quando invece avrei dovuto starne lontano; perchè adesso è venuta  voglia anche a me, come a Federico Traversa, di lasciare impicci e questioni quotidiane e a andare a bermi la vita per i vicoli di una qualche città di porto (Genova o Barcellona, ma anche dove volete voi, fa lo stesso) insieme a Tonino Carotone.

E questo perché il deliberato cedimento all’impulso, in questo libro, è tale – ed è scritto con tanta scorrevolezza – che averlo terminato mi lascia l’amaro in bocca: è finito un viaggio con due amici, e chissà quando li rivedrò.

Francesco e Tonino si son girati mezza Italia e mezza Spagna, fra tournée, concerti e vagabondaggi privati, e hanno raccontato per filo e per segno la festa continua, il mal di testa del giorno dopo, la malinconia ironica e l’imprevedibilità che sono la quotidianità del cantante basco; oltre, ovviamente, a tutti i retroscena della scrittura delle fatiche in studio di Carotone (Mondo difficile e Senza Ritorno).

Un diario di viaggio con più di un imprevisto.

Se siete di quelli che hanno problemi se la mattina devono rimettersi la camicia stropicciata del giorno prima, beh, storcerete il naso fin dall'inizio: tutto quel rumore, quella gente che canta e che balla….ma forse il Maestro dell’ora brava fa proprio per voi: capirete cosa vi siete persi fin’ora.

Retorica? Forse un po’ sì, ma accidenti, qui sono l’alcol e le passioni a vibrare, mica è un pistolotto hippie sulla vita on the road fatto da ventenni di 40 anni fa! Ad emergere infatti, non è tanto un generico approccio bohémien alla vita e alla musica (ci sono i ragazzini, per questo) quanto l’umanità e il carisma eccezionali di Tonino Carotone, che se è finito in un libro è solo perché da un romanzo pare esserci uscito veramente (e la sua vita, descritta nei suoi aspetti più o meno noti, lo dimostra).

Insomma, se non l’avete capito, vi rimangono un paio di cose da fare:

1) reperire la vostra copia de "Il Maestro dell'ora brava";

2) tirare tardi a leggerlo;

 

Ah, e stapparvi una birra; magari anche più di una.

 

                                                                                         A.G.

Puoi trovarlo qui:

http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&rd=1&item=350020971741&ssPageName=STRK:MESE:IT

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categoria:chinaski, carotone, traversa, ora brava
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